Esequie di don Pierluigi Barzon

Parrocchia della Natività di Maria di Stra (Ve)
19-10-2021

ESEQUIE DI DON PIERLUIGI BARZON

19 ottobre 2021 – Parrocchia della Natività di Maria di Stra (Ve)

____________________

Omelia

La nostra è un’assemblea carica di umanità, di sentimenti, di emozioni, di pensieri; è carica anche di riflessioni interiori sul morire, su cosa accade quando si muore. Così ci presentiamo a celebrare il funerale di don Pierluigi, quasi come pronti ad accogliere qualche cosa che forse noi non abbiamo immaginato o pensato; siamo come campi arati – ora in autunno – che ricevono l’acqua con più capacità di assorbirla e trattenerla, un’acqua che poi produce i suoi frutti. Chiediamo al Signore che ci aiuti a essere presenti con il nostro cuore per vivere questa esperienza pasquale.

L’incontro con il Signore, lo Sposo, che secondo il Vangelo ritarda a venire, per don Pierluigi si è realizzato tante volte durante tutta la sua vita. Questa lettura evangelica (Lc 12,35-38), infatti, non orienta il nostro sguardo solo al momento della morte, ma a tutta l’esistenza. La nostra vita è piena di incontri con lo Sposo, di attese di Lui. Certo, la morte è la conclusione delle attese, è l’incontro definitivo, del tutto speciale per cui bisogna essere pronti; è il momento della definitività e per questo ci fa tanto male. Ma ciascuno di noi può raccontare le tante occasioni di attesa e incontro con Gesù.

Tutti noi crediamo nella vita eterna e lo proclamiamo gli uni agli altri ogni domenica con la professione di fede. In questa fede che custodiamo insieme come comunità cristiana, noi sappiamo che Pierluigi oggi è nel regno del Padre.

Oggi il Vangelo ci comunica un sentimento di pace e di tenerezza di cui nutrirci e di cui consolarci. Infatti, si racconta di una tavola che forse è rappresentata dai nostri altari, ma che sicuramente richiama la tavola del Cielo in cui il Vangelo ci aiuta a contemplare don Pierluigi seduto accanto al papà e a tanti amici, mentre fa festa. E se il padrone e lo Sposo sono immagini di Gesù, possiamo contemplare l’impossibile: Gesù stesso che accoglie Pierluigi, lo fa accomodare e si mette a servirlo.

C’è una storia lunga 59 anni – pochi in realtà – che ha per protagonista il Signore Gesù risorto. Lo Sposo in molte occasioni ha cercato Pierluigi, si è presentato a bussare alla sua porta, ha atteso Pierluigi chiamandolo per nome. Per esempio, prima che lui potesse dire: «Eccomi!», il Signore Gesù aveva già preso possesso di lui e aveva trovato dimora in lui, nel giorno del suo battesimo. È stato il desiderio della sua famiglia che ha permesso alla Chiesa, famiglia di Gesù, di dire a Pierluigi: «Io ti battezzo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito». In quella occasione è stata la famiglia a dire un “Sì” e Pierluigi è stato immerso per la prima volta nella vita di Gesù. Pierluigi non lo sapeva ma tramite la Chiesa è potuto succedere.

Qualche anno più tardi, questa immersione nella vita di Gesù si è ripetuta in occasione della partecipazione all’Eucaristia: Gesù lo ha inserito nell’esperienza dell’incontro con Lui, che si è ripetuto ogni domenica. Poi con la cresima, quel sigillo dello Spirito è diventato per don Pierluigi garanzia della fedeltà di Dio che sempre, in ogni circostanza, l’avrebbe riconosciuto come figlio, anche nella malattia.

La storia della relazione tra Pierluigi e il Signore si è fatta poi ricca di esperienze, di volti, di scelte man mano che diventava grande, fino al sacramento del diaconato il quale ha immerso don Pierluigi nel servizio di Gesù, nella sua diaconia. Un incontro profondo che traspariva nei vari servizi svolti da Pierluigi: erano lo sguardo, le mani, le parole di Gesù che operava tramite lui. Un’altra grazia, un’altra immersione, un’altra chiamata a cui Pierluigi ha risposto: «Eccomi!», in cui ha detto: «Sono pronto», è stato il grado del presbiterato. Pierluigi immerso in Gesù è chiamato a essere pastore, a essere padre: beati coloro che hanno incontrato la paternità di Gesù e di Dio Padre, il suo sorriso, le sue premure, la sua delicatezza, il suo ascolto tramite don Pierluigi.

Pierluigi non aveva fretta di morire. Me l’hanno detto le sorelle – anche se a un certo punto, qualche giorno prima, si è rassegnato. Perché avrebbe dovuto interrompere questa bella storia? Una storia fatta di “Sì” detti al Signore lungo tutta la vita. Eppure le lampade erano accese, le vesti erano strette ai fianchi come si deve, lo Sposo si è presentato tante volte a don Pierluigi, e quando arrivava e bussava, don Pierluigi ha sempre aperto subito. Perché avrebbe dovuto interrompere questa bella storia?

La morte è proprio una brutta esperienza. Ne sanno qualcosa – immagino – la mamma, le sorelle, i fratelli, gli amici, i parenti, i confratelli preti, quelli del suo anno di ordinazione, le comunità che lui ha servito. La morte è un nemico. Lo sa anche il nostro corpo che si ribella a morire. Non è la morte il momento dell’attesa e dell’incontro, ma la vita! Ci spiace che don Pierluigi sia morto, spiace a tutta la Chiesa, e lo manifesta il fatto che siamo qui presenti in tanti, anche come presbiteri. Ne soffriamo insieme: famiglia, Chiesa diocesana, amici. Perché la vita di Pierluigi era piena di attesa, era una vita vigilante. Era attento alle cose importanti. Presentiamo perciò al Signore il nostro dolore, anzi glielo consegniamo. Ma soprattutto nel dolore e nella prova ci affidiamo fiduciosi al suo amore, possiamo accettare di rinunciare al nostro orgoglio di salvarci da soli e ci consegniamo al Signore.

Se fosse stato per Gesù, don Pierluigi non sarebbe morto; in questo dolore, infatti, c’è custodito un annuncio grande, una grande speranza, ed è il tesoro che noi come credenti, come Chiesa, come cristiani, custodiamo nel nostro cuore: la morte – come ha detto don Pierluigi nell’ultimo messaggio pasquale – non è l’ultima parola!

Ci dà speranza non soltanto l’immagine della tavola preparata alla quale Gesù si presenta come nostro servo, ma anche il confronto con Adamo: la morte è parte della nostra natura umana, del nostro essere creature; non l’ha voluta Dio; è una conseguenza del nostro peccato; è entrata nella nostra storia tramite Adamo, tramite la terra, tramite il peccato. Ma Gesù, il Signore, si è fatto uomo come Adamo, terra come noi, carne; si è fatto addirittura peccato come noi e ha sconvolto tutto: ha sconfitto la morte, ci ha aperto il ritorno alla piena comunione con il Padre, ha preso su di sé la nostra debolezza, la nostra fragilità e il nostro peccato, ed è risorto. È risorto ed è vivo! Ha vinto, è lui il vincitore della morte! Il germe della vita nuova è stato immesso in Pierluigi già con il battesimo, è stato rinnovato in tutti quei “Sì” ed “Eccomi” che ha detto, e ora porta i suoi frutti. Oggi arriva il momento pieno in cui possiamo vedere il frutto maturo.

Il germe del battesimo ci dà coraggio nel guardare la morte degli amici e ci permette di resistere alla tentazione di sentirci abbandonati, sconfitti o in mano della morte. Pierluigi, ora è alla mensa nel Regno, ad attenderlo c’è il Signore Gesù. Quando Gesù ha bussato per questo incontro definitivo, ultimo, pieno, Pierluigi era vigile, era sveglio nella sua fede, nello spirito: la beatitudine più grande, beato lui!

+ Claudio Cipolla, vescovo di Padova