Incontro con le istituzioni e autorità del territorio nel giorno dell’ingresso in Diocesi di Padova

Eccellenza,
Signor Presidente della Provincia,
Signora Sindaco di Rubano,

Onorevoli parlamentari e consiglieri regionali
Signori Sindaci
Autorità civili e militari tutte
Rappresentanti del mondo economico e sindacale e delle realtà sociali,

vi saluto con grande cordialità e con tanta gratitudine per aver accettato l’invito dell’Amministratore Diocesano mons. Doni ad essere qui oggi per questo momento di cordiale incontro, nel giorno di inizio del mio ministero episcopale nella Chiesa di Padova. Ricambio i cortesi saluti del Sindaco, del Presidente della Provincia, del Prefetto.

Sono consapevole che ciascuno di voi, a vario livello, porta grandi responsabilità politiche, di governo, di amministrazione locale, di rappresentanza del vasto mondo dei lavoratori e delle imprese, di impegno nelle istituzioni educative, sanitarie, culturali, e nelle realtà di solidarietà e di volontariato. Alcuni di voi mi hanno rappresentato la vasta realtà di questo territorio padovano, nelle sue varie sfaccettature, tutte decisive per la vita dell’uomo: la salute, l’educazione, il lavoro.

Vi ringrazio e vi incoraggio.

Oggi inizia il mio cammino in questo territorio. Avrò la mia residenza a Padova ed abiterò questa città. Potrò così camminare insieme con i cristiani delle 459 parrocchie della Diocesi. E con loro, per camminare insieme a tutte le popolazioni che abitano il territorio della Diocesi che, oltre alla gran parte della provincia di Padova tocca lembi di altre quattro province, Vicenza, Venezia, Treviso e Belluno. Sarà un camminare lungo, nel tempo se Dio vorrà, ma sicuramente nello spazio. Spero veramente di poter attraversare spesso le diverse comunità e territori, per ascoltare, imparare, visitare, incontrare, e poi pregare, sostenere, incoraggiare, e parlare del Vangelo.

Vengo a Padova perché inviato, e ci vengo portando nel cuore una parola, che mi risuona forte anche pensando alle responsabilità che ciascuno di voi porta:

«Quando il Figlio dell uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. 32Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, 33e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. 34Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, 35perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, 36nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. 37Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? 38Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? 39Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. 40E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l avete fatto a me”» (Mt 25,31-40).

Per noi cristiani questa parola è la misura di ciò che Dio si aspetta da noi, fin da quando ha messo in noi la capacità di amare l’altro; e, come cristiani tentiamo di farlo con gioia (anche se spesso non ci riusciamo) perché siamo profondamente convinti che nel fratello, ogni fratello, c’è il volto di Gesù Cristo. E in quanto uomini, anche al di là della fede, questa parola evangelica ci pare un criterio umanissimo per ogni atto e scelta concreta.
Sapendo di incontrare voi, dicevo, mi è risuonata ugualmente questa parola, perché mi pare che nella sua essenza più profonda ogni responsabilità pubblica abbia come obiettivo il servizio a tutti gli uomini e a tutto l’uomo, affinchè tutti possano soddisfare i propri bisogni materiali e spirituali, per vivere in pace, gustando la bellezza delle relazioni con gli altri e del sentirsi famiglia umana, e per perseguire il desiderio di infinito che abita il cuore di ciascuno. Credo sia questo il motivo per il quale laddove c’è la Chiesa, lì si possono instaurare relazioni feconde tra questa e le Istituzioni.

Venendo a Padova so che trovo già profonde relazioni tra la Chiesa e le diverse Istituzioni che rappresentate, proprio per il comune servizio alle persone, ciascuno con la propria specificità e perché queste spesso sono frequentate e abitate da cristiani. La vostra presenza qui credo ne sia segno. Lì dove si gioca il quotidiano della vita della gente, dove i problemi sono vivi e concreti i cristiani sono chiamati a dare coraggio, anima e prospettive. Sono particolarmente contento di vedere qui così tanti Sindaci; qualcuno viene anche da molto lontano e anche per questo apprezzo questo gesto di presenza. So quanto sia impegnativo il compito di Sindaco, e quanto sia prezioso il servizio di ascolto delle sofferenze, dei bisogni, e anche delle lacrime dei vostri concittadini. E immagino quanto sia impegnativo stabilire priorità quando le risorse non sono sufficienti. Ma è proprio qui che si giocano le ispirazioni ideali e la politica diventa arte manifestando la sua vocazione di servizio al bene pubblico.

Nei vostri territori ci sono le comunità cristiane, diffuse capillarmente. Immagino che i cristiani delle comunità si sentano pienamente cittadini dei territori che voi amministrate, e che cerchino, sia come comunità, sia come singoli, con i propri limiti, di portare il proprio contributo per la ricerca del bene comune. Io desidero inserirmi in questo cammino comune, esprimendovi fin da ora la stima, il rispetto, l’amicizia, e assicurandovi il mio personale impegno a far sì che ogni singola comunità cristiana sia testimone nel proprio territorio, anche sul piano sociale, del Vangelo della carità.

Nella Evangelii Gaudium Papa Francesco dice che «una fede autentica – che non è mai comoda né individualista – implica sempre un profondo desiderio di cambiare il mondo, di trasmettere valori, di lasciare qualcosa di migliore dopo il nostro passaggio sulla terra». Non sempre ne siamo all’altezza, come singoli e come Chiesa, ma questo resta ciò che il Vangelo ci chiede.
Abbiamo anche tanto da imparare da uomini e donne di buona volontà, da chi porta con fortezza e laicamente le proprie responsabilità, e da chi ogni giorno compie il suo dovere. Si tratterà allora di un incontro tra realtà diverse che cercano insieme il bene e la giustizia. Il mio desiderio dunque è di continuare e alimentare l’incontro e la collaborazione, auspicando anche che le Istituzioni sempre collaborino tra loro per il bene comune.

Non voglio qui ora sviscerare problemi né indicare punti di vista, anche perché sarebbe prematuro. Però una cosa posso dirla: viviamo immersi in tanti conflitti. Il Papa ci propone un Giubileo della misericordia. Chissà che questa categoria della misericordia ci ispiri tutti in questo cammino condiviso di ricerca del bene comune.
E una seconda cosa, che nasce anch’essa dalla mia esperienza di parroco che ci ha dedicato tante energie, vorrei accennare: l’attenzione ai giovani. Dobbiamo insieme recuperare l’attenzione ad una generazione che rischiamo di perdere, anche per responsabilità di un sistema che non la include. Ne va del nostro futuro.

Voglio dedicare un pensiero anche alle popolazioni dei comuni del Veneziano, parte della nostra Diocesi, Dolo e Pianiga, che hanno vissuto il dramma del tornado la scorsa estate, e che stanno con tenacia risollevandosi, grazie all’apporto solidale di tutti. Li capisco perché anche noi di Mantova, a causa del terremoto, sappiamo quanto sia sconvolgente una calamità naturale. Dedicando il pensiero a loro, lo dedico anche tutte quelle altre situazioni di sofferenza che colpiscono in vario modo le popolazioni dei nostri territori: in particolare penso alla mancanza di lavoro che genera sofferenza e precarietà. So che lo sforzo di tante Istituzioni verso questo problema è grande ed i cristiani sapranno continuare nel loro apporto

Vi ringrazio ancora di cuore per la vostra presenza, che mi fa sentire accolto non solo dalla comunità ecclesiale ma da tutta la comunità civile. In futuro ci saranno sicuramente occasioni per dialogare in modo più disteso, nei vostri rispettivi ambiti e territori.
Permettetemi anche di fare un ringraziamento sincero e sentito a tutte le Istituzioni che so essersi adoperate per la riuscita di questa giornata, sia ora, sia nel pomeriggio.

Prima di chiudere aggiungo una cosa: il compito di un Vescovo e della Chiesa è anche quello di pregare, e di pregare anche per le autorità. Già san Paolo raccomandava ai cristiani di pregare per coloro che hanno responsabilità nella comunità civile, consapevole dell’importanza del loro compito per il bene di tutti.
Nel Messale c’è una bellissima preghiera proprio per le Autorità civili. Desidero pronunciarla qui ora, chiudendo il mio intervento:

Dio onnipotente ed eterno,
nelle tue mani sono le speranze degli uomini
e i diritti di ogni popolo;
assisti con sapienza coloro che ci governano,
perché con il tuo aiuto,
promuovano su tutta la terra una pace duratura,
il progresso sociale e la libertà religiosa.
Per Cristo nostro Signore.

18 ottobre 2015

Casa Madre Teresa di Calcutta
Sarmeola di Rubano (Pd)