Ordinazione diaconale

30-10-2021

ORDINAZIONE DIACONALE

30 ottobre 2021, Basilica Cattedrale di Padova

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Omelia

È tempo di convocazione per la nostra chiesa. È tempo di andare per le strade del mondo per chiamare tutti alla festa di nozze dell’Agnello di cui, durante questo nostro pellegrinaggio terreno, facciamo esperienza, pregustandone la gioia, nell’incontro eucaristico, nella comunione ecclesiale, nel cammino compiuto insieme, nell’accoglienza dei doni dello Spirito… come oggi!

Lo scorso maggio in occasione dell’indizione del Sinodo, ricordavo che le campane stavano suonando per tutta la Chiesa di Padova per convocarla al Sinodo, il primo del Terzo Millennio, il primo dopo il Concilio.

Oggi, convocati per l’Eucaristia nel giorno del Signore e per il sacramento dell’ordinazione, vorrei richiamare la vostra attenzione sui riti di presentazione ed elezione dei diaconi perché in loro vediamo raccontata la chiamata per tutti e per tutta la Chiesa diocesana. Sono stati pronunciati i nomi, uno per uno: Riccardo e Alberto, Dario e Giuseppe, Davide, Fabio, Cristiano di età e storie diverse… per il momento hanno compiuto solo due passi e hanno pronunciato di fronte a noi soltanto una parola “Eccomi”.

È la parola di Maria: «Eccomi, sono la serva del Signore»; è la parola dei discepoli quando Gesù li ha chiamati lungo la spiaggia; è la parola dei Profeti, dei Patriarchi, di tutti i Santi. È la parola del cristiano, di chi segue Gesù.

Nel loro “eccomi” accettano il dialogo con il Signore e testimoniano la possibilità di percorrere un sentiero, quello della vita, in modo nuovo, da discepoli appunto.

Questa disponibilità è possibile grazie a tanti, anzi tantissimi “Eccomi” già pronunciati nella loro storia personale: ai genitori, agli insegnanti delle scuole, alle dinamiche dei gruppi parrocchiali, nella generosità dei servizi quotidiani, famigliari, sociali; fino a diventare disponibilità e obbedienza alla propria vita interiore, alla coscienza. Si sono esercitati tramite le piccole risposte alle piccole vocazioni a operare il bene. Così sono stati formati al coraggio e alla speranza verso se stessi, verso gli altri, verso il futuro.

Ho ricevuto l’”Eccomi” di Alberto, Cristiano, Dario, Davide, Fabio, Giuseppe e Riccardo, ma ci sono tanti altri “Eccomi” che aspetto, quelli dei giovani che, arrivando all’età della responsabilità, ho invitato a esporsi facendo davanti alla propria comunità la professione della propria fede, testimoniando con una risposta personale l’adesione al Signore, alla sua parola, alla sua Chiesa.

Sto aspettando che qualcuno faccia questo passo perché non è più tempo per adesioni soltanto culturali al cristianesimo: oggi più che mai c’è la necessità di un passo personale, responsabile, da adulti.

I nomi sono stati pronunciati da un diacono, immagine di una Chiesa serva del Signore che ancora ci chiama, una Chiesa che sa trasmettere fedelmente la voce autorevole e divina di Gesù stesso.

Ne sono certo: tutte le nostre storie e i nostri nomi sono conosciuti da Gesù. Dall’incontro con lo sguardo del Signore Gesù, e quindi dalla relazione personale con lui, sgorga dal cuore l’”Eccomi”

Ogni battezzato è chiamato, conosciuto, atteso dal Signore e dal suo Regno. Ogni cristiano trova la pienezza della sua esistenza, la sua realizzazione, la sua gioia interiore nel conoscere questa voce e nel corrispondergli con fiducia. Diversamente se ne andrebbe triste nel volto, come ci ricorda il Vangelo!

Insisto tanto sulla chiamata rivolta a noi, suoi discepoli, fin dal momento in cui ci ha pensati nel grembo materno, fin dal momento in cui ci ha chiamati a far parte della Chiesa con il battesimo: Gesù vede che la messe è enorme e che c’è bisogno di operai.

Gesù, servo e diacono, ci ha amati e ci ama. Egli stesso ci chiama al suo seguito, sulla stessa strada. Quanti uomini e donne con le loro fatiche e ferite si trascinano e percorrono le strade di questo mondo. Per amore di tutti sceglie e chiama; per continuare la sua opera di consolazione, di guarigione, di riconciliazione. È un privilegio essere al suo seguito per portare coraggio, forza, sogni, prospettive a tutti, nelle città e nei villaggi: a tutti gli uomini e donne che il Padre ha chiamato alla vita.

Pronunciando i nomi si ha la percezione di un privilegio: in effetti, cari diaconi, siete stati scelti, siete stati eletti. Per amore!  Come tutti noi qui presenti, anziani e giovani, uomini e donne, scelti tra tutti e provocati per essere degni della chiamata che ci è stata riservata, dell’elezione ricevuta, della scelta caduta su noi.

Se così non fosse, faremmo di questi sette nuovi diaconi degli eroi e si manifesterebbe ancora una volta la solita delega: sacralizziamo qualcuno perché faccia lui per noi, preghi, serva, educhi, animi per noi mentre noi continuiamo ad affannarci per le nostre cose, dediti a valori e obiettivi legati solo alla terra.

Dire sì alla vita, al vivere è già atto di obbedienza. Preoccupano quindi la sofferenza, la solitudine, il nonsenso, il “mal di vivere” che si vedono sui volti di tanti uomini e donne e che spesso si trasformano addirittura in forme patologiche con depressioni, disturbi alimentari e comportamentali, perfino suicidi, anche tra persone giovani. Sorreggere la chiamata di tutti alla vita, al bene, alla giustizia, all’amore è una missione che ci viene assegnata.

Stasera il vostro nome è pronunciato perché vi poniate al servizio del Vangelo, seguendo Gesù, il figlio di Dio, il servo dell’uomo e della vita! Come lui anche noi: dove andrebbe Gesù andremo anche noi, dove impegnerebbe la vita Gesù anche noi la impegneremo, in suo nome.

Sorge una domanda: perché loro sette? E perché io? Perché proprio noi?

È un onore essere chiamati dal Signore soprattutto perché noi sappiamo di non meritare la sua predilezione. Questa elezione è del tutto gratuita, è Grazia!

Nel dialogo con il vescovo si incontrano due cuori quello materno e quello paterno.

Il cuore o il volto materno della Chiesa presenta al vescovo i candidati, chiedendo il dono dell’ordinazione, e garantendo che questa voce è del Signore: la chiamata viene da Lui, dice la Chiesa, non è illusione, non ci sono interessi mondani, non è fuga dalla vita e dalle sue fatiche.

 “Sei certo che ne siano degni?” chiede il vescovo.

 “Sì, sono degni”, risponde la Chiesa, indicando che sono capaci di dire al Signore “eccomi al tuo seguito, per sempre, insieme con i miei fratelli e sorelle”. Come ogni madre insieme con la gioia, c’è apprensione, preoccupazione. Forse si vorrebbe proteggerli ancora. Ma la Chiesa sa che deve osare, deve avere fiducia, deve credere nei suoi figli. Fiduciosa, la Madre Chiesa, li presenta al Signore, li offre a lui. Fin qui è arrivata: a renderli capaci di dire eccomi e a fare i due passi.

Il Signore in persona completi ora l’opera iniziata: doni il suo Spirito.

La prostrazione durante l’invocazione dei santi e soprattutto il silenzio mentre il vescovo impone le mani, pongono questa assemblea di fronte al mistero di amore e di predilezione di Dio, di fronte alla sua scelta gratuita, di fronte alla sua fedeltà, di fronte alla sua azione.

Stiamo in silenzio, stupiti, anche di fronte alla loro testimonianza: guardate di cosa sono capaci i nostri figli!

   + Claudio Cipolla
vescovo di Padova