L'intervista al vescovo Antonio Mattiazzo sulle recenti polemiche

«Se qualcosa negli ultimi giorni ha turbato il vescovo, è la sofferenza che un’interpretazione distorta delle sue parole ha provocato tra i familiari di Matteo Miotto e in molti fedeli, specialmente nella comunità thienese. Al fiume di polemiche, articoli, prese di posizione che si sono rincorsi e accavallati su giornali e televisioni guarda invece con tranquillo distacco (…). E al florilegio di dichiarazioni il vescovo risponde nel modo che gli è proprio: con il preciso argomentare di chi, nel corso di una lunga carriera diplomatica e di più di vent’anni trascorsi alla guida di una diocesi grande e complessa come quella di Padova, ha toccato con mano i nervi scoperti di una politica internazionale troppo condizionata dagli interessi dei potenti per saper dare risposta al desiderio di giustizia, di pace, di benessere condiviso che vediamo emergere a ogni latitudine».

Con queste parole il direttore della Difesa del popoloGuglielmo Frezza – introduce e presenta nell’editoriale pubblicato nel numero del settimanale diocesano di domenica 30 gennaio 2011, un’ampia intervista con il vescovo di Padova mons. Antonio Mattiazzo, che riprende i temi e le questioni che tanta polemica hanno suscitato in questi giorni: le morti dei soldati in Afghanistan, le missioni di pace, l’eroismo, la ricerca della verità dei fatti…
 
Un’intervista ampia e articolata le cui prime parole sono di attenzione e vicinanza alla famiglia di Matteo Miotto. Il vescovo di Padova chiarisce il suo pensiero, risponde alle critiche, con una premessa: «Parliamo di tutto, e parliamone a lungo – afferma il vescovo – Ma con una premessa, per spiegare la grande difficoltà che noi vescovi incontriamo quando cerchiamo di far sentire la nostra voce. Ci sono problematiche di carattere etico, morale, religioso che non è possibile degradare a battuta, a lancio d'agenzia, per poi raccogliere tra politici e intellettuali un florilegio di dichiarazioni buone solo ad accendere le polemiche. E allora domando a voi giornalisti: se rinunciamo all’idea che l’opinione pubblica possa e debba elaborare un suo pensiero critico, se trasformiamo il dibattito pubblico in un botta e risposta alimentato più da interessi di parte che dall’amore per la verità, se ci limitiamo a sollecitare la reazione emotiva delle persone, quale contributo date a questa nostra società?».

Il testo integrale dell’intervista, oltre che sul settimanale diocesano oggi in distribuzione, è disponibile sul sito internet della Difesa del popolo all’indirizzo www.difesapopolo.it e in allegato.