Sguardi

L'installazione di Pino Polisca in Museo diocesano

La misericordia degli e con gli occhi. È l’esperienza sensoriale e visiva che la nuova istallazione di Pino Polisca offre ai visitatori del Museo diocesano di Padova, dal 5 novembre al 26 dicembre 2016. Ingresso libero.

Proprio a ridosso del termine dell’Anno straordinario della Misericordia – che per la Diocesi di Padova si conclude domenica 6 novembre – il Museo diocesano, in una sorta di continuità ideale “apre” un’altra porta della misericordia, quella dello sguardo e lo fa con la mostra/installazione di PINO POLISCA dal titolo SGUARDI.

Pino Polisca, urbinate di nascita, ma da oltre quarant’anni residente a Padova, con all’attivo mostre e performance in tutto il territorio nazionale e all’estero, propone dal 5 novembre al 26 dicembre 2016, un’installazione nella hall del Museo diocesano di Padova in cui protagonisti sono specchi, incisioni, “segni di luce” e immagini riflesse che “aprono” sguardi inediti, nuove emozioni, incontri che richiamano l’incontro tra Dio e l’uomo; ma soprattutto creano «spazi di riflessione nel rumore assordante che ci circonda».

Sguardi è un’opera pensata per l’ingresso del Museo diocesano, luogo di transito, di sosta, anche di attesa, qui il visitatore viene colto da un gioco di superfici e di volumi, di occhi che aprono a nuove profondità, di specchi che rimandano e moltiplicano sguardi e direzioni.

«Pino Polisca – scrive la storica dell’arte Silvia Cuppini – ha guardato da sempre il mondo per catturarne i segreti della forma, per poter impossessarsi, attraverso lo sguardo, di un linguaggio che potesse far parlare la tecnica dell’incisione e della pittura. Per la prima volta qui a Padova, nella sua città di adozione, nell’anno della misericordia, ha capito il valore di uno sguardo più grande, ha dato senso all’installazione, ha dislocato nello spazio le opere che trattano un unico soggetto. Anche per Pino lo sguardo si è dilatato, è diventato più comprensivo, è uscito dalla bidimensionalità della superficie pittorica, ha teatralizzato l’opera, stabilendo regole del gioco diverse come il coinvolgimento del visitatore dentro la mostra: sarà proprio lo sguardo dello spettatore che diventa opera d’arte nell’infinito riprodursi dentro la scatola a specchio. Un modo di guardarsi guardare, uno sguardo che affonda dentro, nell’infinito riprodursi come una domanda».

 

 

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