Il vescovo Antonio racconta i giorni in Thailandia

Dall’11 al 19 gennaio ho compiuto una visita pastorale alla missione nella Thailandia, avviata congiuntamente dalle diocesi del Triveneto nel 1997. Sono stato accompagnato da don Valentino Sguotti, direttore dell’ufficio missionario. È stata la mia quinta visita dopo quelle avvenute nel 1997, 2001, 2004, 2007.

La missione si svolge nel segno della cooperazione tra chiese locali della nostra regione ecclesiastica e la diocesi di Chiang-Mai, unite nella comunione con la chiesa universale, comunione che si è cercato di stabilire e coltivare fin dall’inizio.
Sotto questo profilo è stato importante l’incontro con il card. Michele Kitbunchu, arcivescovo di Bangkok, che ci ha intrattenuto cordialmente per circa un’ora, con il nunzio apostolico che ci ha offerto un pranzo, e poi, naturalmente, con il vescovo di Chiang-Mai, mons. Giuseppe Sangval Surasarang con il quale abbiamo ormai un rapporto fraterno.
Questo vescovo ci ha manifestato una grande cordialità ed espresso il suo sincero apprezzamento per la presenza e l’opera dei nostri presbiteri fidei donum.
I presbiteri fidei donum impegnati nella missione sono attualmente tre: don Pietro Melotto di Vicenza, don Bruno Rossi di Padova e don Giuseppe Berti di Verona. Don Lorenzo Biasion è ritornato l’anno scorso ed è attualmente parroco di San Giorgio delle Pertiche. Nell’ottobre scorso è partito per la missione don Attilio De Battisti, ex direttore dell’ufficio missionario che sta attualmente a Bangkok per lo studio della lingua. Occorrono generalmente circa due anni per una conoscenza linguistica che permetta di comunicare con una certa scioltezza.
Dal 2000 è affidata alla nostra missione la parrocchia Regina della pace, con sede a Chae Hom, comprendente piccole comunità cristiane di ben 45 villaggi situati su un vasto territorio, parte nella foresta dove vivono diverse tribù (cariani, akha, laohn, yao), e altri nella pianura (thailandesi del nord). Insieme con i nostri missionari lavorano due comunità di religiose: Suore della carità di santa Giovanna Antida Thouret e Saveriane.
I cristiani sono circa mille e altrettanti tra catecumeni e persone interessate al vangelo. Teniamo presente che in Thailandia i cattolici arrivano solo allo 0,5 per cento della popolazione. Da rilevare inoltre che la parrocchia gestisce cinque centri di accoglienza permanente per ragazzi e ragazze, permettendo loro di frequentare le scuole.
La chiesa qui è allo stadio “germinale”.
Per me è stata un’esperienza commovente partecipare, alla sera, agli incontri che si svolgono nelle case. Sabato 17 gennaio, ad esempio, la riunione di ascolto del vangelo, di preghiera e catechesi si è tenuta nella casa di un cristiano thailandese, che ha ricevuto il battesimo otto anni fa. Nella stanza che ci accoglieva si sono riunite circa venti persone, adulti e giovani, dei quali uno solo era stato battezzato l’anno scorso; gli altri erano catecumeni o persone interessate alla fede cristiana.
Per un thailandese fare la scelta di diventare cristiano implica una “rottura” culturale e religiosa con l’ambiente, la mentalità e certe pratiche sociali. Per questo occorre una lenta e solida formazione, che sappia recuperare e valorizzare il bene e gli aspetti positivi della religiosità buddista “ricapitolandoli in Cristo”, un costante accompagnamento, il riferimento alla comunità cristiana, che fin dall’inizio deve esser modellata sui valori fondamentali della vita cristiana, in particolare la carità. Un ruolo molto importante è svolto dai catechisti, alcuni dei quali hanno fatto l’esperienza di monaci buddisti.
Le prospettive di sviluppo della missione sono molto positive e incoraggianti. Alla fine di quest’anno è previsto l’invio di altri due presbiteri fidei donum veneti. Si potrà così avviare una seconda parrocchia.
Vi è inoltre un altro progetto di grande significato e importanza che è stato impostato: la fondazione di una comunità monastica di Benedettini. In Thailandia, dove è molto diffuso il monachesimo buddista, non v’è attualmente nessuna abbazia di monaci cristiani, benché siano presenti vari istituti religiosi, anche di vita contemplativa, come le Clarisse cappuccine.
Da alcuni anni si è lavorato per l’inserimento in Thailandia di una comunità monastica. Grazie alla fattiva collaborazione di dom Bruno Marin, già abate del monastero di Praglia, eletto abate preside della Federazione benedettina Sublacense, i monaci del Vietnam – che sono circa 200 con molte vocazioni – hanno deciso di avviare una fondazione in Thailandia. Tre di loro mi hanno accompagnato nella visita, e ho potuto così presentarli al cardinale di Bangkok e al vescovo di Chiang-Mai. L’accoglienza è stata favorevole. I nostri presbiteri si impegnano ora a cercare un luogo idoneo per l’edificazione dell’abbazia.
Una fondazione monastica sarà di notevole valore, sia per arricchire di un carisma la chiesa locale e mostrare ai cristiani locali che anche noi abbiamo i monaci; sia per il dialogo con i monaci buddisti.
In sintesi, vorrei dire che sono stato molto contento della visita. Ho visto l’opera dello Spirito santo, il ministero meraviglioso dei nostri presbiteri, lo sviluppo promettente del piccolo germe che è stato impiantato. 
Di tutto rendiamo grazie al Signore.


Fotogallery del viaggio in Thailandia