Il vescovo ha incontrato gli organismi istituzionali del Comune di Padova

Al termine della visita pastorale del vescovo, mons. Antonio Mattiazzo, che si è tenuta dal 14 ottobre al 26 novembre con i vicariati cittadini, l’amministrazione comunale di Padova ha invitato il vescovo ad un incontro con le istituzioni.


La serata è iniziata con il saluto di benvenuto da parte della presidente del Consiglio comunale Daniela Ruffini, seguita dall'intervento del Prefetto Ennio Mario Sodano. Quindi ci sono state cinque testimonianze da parte di rappresentanti dei vicariati su altrettanti ambiti: famiglia, giovani, volontariato e Caritas, lavoro e fondo sociale di solidarietà, immigrati. Al termine la parola è andata al sindaco Flavio Zanonato e quindi al vescovom di cui riportiamo di seguito il discorso fatto all'incontro a cui erano presenti il Consiglio comunale, la Giunta municipale, i Consigli di Quartiere, i rappresentanti della Provincia, le massime autorità cittadine e i coordinamenti vicariali della città.


In allegato anche le cinque testimonianze.


Il discorso di mons. Antonio Mattiazzo, vescovo di Padova
 
Saluto con rispetto e cordialità tutti voi partecipanti a questo incontro. Il mio saluto lo rivolgo in particolare al Presidente del Consiglio Comunale Daniela Ruffini, al Sindaco Flavio Zanonato, al rappresentante della Provincia e a S.E. il Prefetto Ennio Mario Sodano, ai Presidenti dei Quartieri e alle altre Autorità.
Questo incontro rappresenta l’atto conclusivo della Visita pastorale che, nei mesi di ottobre e novembre, ho compiuto ai 6 Vicariati foranei che uniscono le 68 parrocchie del Comune di Padova. Ad esse occorre aggiungere le Comunità cattoliche etniche che sono organizzate con le loro Chiese, guidate da un sacerdote della loro nazionalità, incluso un cinese, come pure una Congregazione di Suore africane.
La Diocesi annette una particolare importanza e attenzione alla Città per ragioni che non è difficile comprendere. Per questo ho provveduto, anche, a istituire la funzione del Vicario episcopale per la Pastorale cittadina, incarico attualmente svolto da don Daniele Prosdocimo. Ogni anno, poi, in occasione della festa di Sant’Antonio, rivolgo un messaggio alla Città.
Qual è la ragione di questo incontro con gli organi istituzionali del Comune che abbiamo richiesto e che ha avuto positiva risposta? La ragione non è di ordine formale ma esprime un valore a cui teniamo come Comunità ecclesiale. La nostra autocoscienza di cristiani ci fa comprendere che noi viviamo una duplice appartenenza, benché a-simmetrica: alla Chiesa e alla Società civile e politica. La Chiesa, per la sua origine, la sua natura e la sua finalità, è distinta dallo Stato ma è composta di persone che vivono nella società e sono cittadini, riconoscendo il valore e il necessario ruolo dello Stato. Siamo guidati dalla nota affermazione di Cristo: «Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio» (Mt 22,21).
Ispirandosi alla visione agostiniana delle “due città” (cfr. S. Agostino, De civitate Dei), il Concilio vaticano II «esorta i cristiani, che sono cittadini dell’una e dell’altra città, a sforzarsi di compiere fedelmente i propri doveri terreni, facendosi guidare dallo spirito del vangelo» (GS 43; cfr. LG 36).
In questa ottica, alcuni rappresentanti laici hanno presentato l’impegno delle Comunità cristiane in alcuni importanti, anche se non esclusivi, ambiti della vita e dell’azione pastorale.
Emerge, almeno in parte, un tessuto sociale cittadino profondamente cambiato in questi anni. La Città ha cambiato volto. Vorrei discernere alcuni tratti:
    un tessuto demografico attraversato e trasformato da fenomeni di:
de-natalità,
invecchiamento,
flusso notevole di immigrati di nazionalità, di cultura, religione diversa;
    crisi dirompente della cellula fondamentale della società: la famiglia, e conseguente aumento di ‘single’ e anziani, quindi di solitudine;
    crisi economica e lavorativa che colpisce le fasce più deboli e oscura la prospettiva di futuro per le nuove generazioni;
    degrado educativo e morale evidenziato dai fenomeni quali droga, prostituzione…
            I cambiamenti profondi, tuttavia, sono attinenti allo spirito, alla mentalità, alla scala dei valori, alla cultura. Nei media locali e nazionali, la Città è stata a volte presentata negli aspetti problematici o negativi. Uno sguardo attento e profondo scopre, invece, tante preziose risorse e potenzialità di persone, istituzioni, associazioni di volontariato. Indubbiamente, davanti a tutti sta una sfida da affrontare con lucidità, rinnovato impegno e la concordia delle forze.
            Mi rendo conto che governare oggi questa società è un compito estremamente arduo che richiede un alto grado di saggezza.
            La Bibbia narra che il giovane Salomone nel salire al trono non chiese successo e ricchezze, ma pregò così Iddio: «Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male» (1Re 3,9). Un cuore docile – da docibilis – significa aperto alla conoscenza, alla valutazione, al confronto e al dialogo.                   
                  Rendere giustizia è compito e dovere primario dell’autorità. Praticare la virtù della giustizia – e questo vuol dire, anche, pagare le tasse e non evadere il fisco – è compito e dovere di tutti in una società bene ordinata. La giustizia è il rispetto dei diritti e base della pace. Occorre, oggi, un impegno accresciuto di educazione della coscienza morale per combattere l’illegalità nelle sue diverse forme ma, anche, la diffusa litigiosità.
            La crisi economico-finanziaria che stiamo vivendo dovrebbe sollecitare le istituzioni ad un senso di equità e solidarietà ed eliminare privilegi, sprechi, spese superflue e di facciata.
            C’è un altro punto che vorrei rilevare. La cultura ed i modelli di vita individualistici oggi diffusi, come pure una visione secolarizzata, hanno indotto dei cittadini e dei gruppi ad avanzare richieste come se fossero diritti quando, invece, a ben riflettere, sono delle pretese e non rientrano nel bene comune, che è la bussola di riferimento.
            In questa trappola ingannevole sono caduti e rischiano di cadere quei politici e amministratori che, per farsi eleggere, hanno fatto e fanno promesse di soddisfare anche i desideri egoistici ed effimeri e ideologie di parte. È anche per questo che ci si è indebitati.
            Il giovane Salomone chiese la saggezza di «distinguere il bene dal male» (1Re 3,9). Distinguere il bene dal male – che è di importanza nevralgica – è divenuto, oggi, un problema molto arduo e spinoso in una cultura secolarizzata, pluralistica, incline al relativismo, in una società definita come “liquida”, vale a dire che può prendere qualsiasi forma. 
            Il bene perde, allora, il suo valore oggettivo e trascendente e viene interpretato nel senso di autonomia individualistica e di soddisfacimento delle passioni e del proprio interesse privato. Chi governa, invece, deve proporsi il bene comune, il bene di ciascuno e di tutti, non di una parte. Determinare il bene comune richiede elevate qualità di spirito, di discernimento comunitario, un forte senso morale. È da considerare che il bene, unito al vero e al bello, edifica ed eleva ad una convivenza civile di rettitudine, di ordine e di pace, plasma una civiltà, mentre il male produce inganno, divisione, violenza e degrado.
            In questo campo si richiede una urgente opera di educazione della persona, dell’intelligenza, del cuore e delle virtù morali.
            Noi Vescovi italiani, prendendo coscienza di trovarci di fronte ad una crisi e, persino, ad una emergenza educativa, abbiamo proposto degli Orientamenti pastorali con l’obiettivo di “Educare alla vita buona del Vangelo”. In Diocesi abbiamo istituito, 10 anni fa, la “Fondazione G. Bortignon per l’Educazione e la scuola”. Sabato scorso essa ha tenuto un Convegno precisamente sul tema “L’arte di educare?”. Sta davanti a noi l’interrogativo: chi educa e come si educa oggi?
      La formazione dello spirito, dell’intelligenza e delle virtù, la Chiesa la svolge attraverso le Parrocchie, le Associazioni, come l’Azione cattolica e gli Scouts, i Movimenti. Ma vorrei richiamare l’attenzione anche sulla rete di scuole che vanno da quelle dell’infanzia, alle primarie, secondarie, i Collegi universitari, il Centro Universitario.
            Tra l’altro, queste scuole, mentre svolgono una importante opera educativa, hanno fatto risparmiare e fanno risparmiare allo Stato milioni di Euro. La Diocesi, poi, ha ritenuto rispondente alle attuali esigenze, istituire una Scuola di formazione all’impegno socio-politico, non di indole partitica, ma intesa a formare secondo la Dottrina sociale della Chiesa, uomini e donne che si propongono di svolgere incarichi a servizio del bene comune.
      A Padova abbiamo poi importanti Scuole di Teologia e Filosofia di grado accademico: la Facoltà Teologica del Triveneto, l’Istituto di Liturgia Pastorale, l’Aloisianum dei Gesuiti, l’Istituto Superiore di Scienze religiose con migliaia di alunni, anche di altre Nazioni.
      È da rilevare, anche, un fatto di notevole significato: quest’anno è stata firmata una Convenzione tra l’Università degli Studi e la Facoltà Teologica in base alla quale si prevede uno scambio di docenti e alunni. Grazie alla collaborazione tra Dipartimento di Astronomia e Facoltà Teologica è stato organizzato un Corso per insegnanti delle Scuole statali e paritarie su scienza e fede, che ha trovato larga accettazione.
      La fede cristiana, da sempre, ha sviluppato la cultura e l’arte, di cui è ricca la nostra Città. Mi sia permesso di dire che la presenza di queste Scuole di Teologia d’alto livello meriterebbe di essere meglio conosciuta e sostenuta dal Sindaco e dagli Organi istituzionali. Potrebbero pensare che questa scienza non serve ma, se conoscessero tali Scuole di alto pensiero, avrebbero una conoscenza più completa della Città e si arricchirebbero di qualche idea in più.
Questa considerazione mi porta ad affrontare un tema delicato ma ineludibile, quello di una Chiesa che propone un messaggio, una forma di vita e valori talora dialettici rispetto a quelli dello Stato e della cultura egemone su valori fondamentali quali il rispetto della vita dalla concezione fino alla morte naturale, il senso del matrimonio e della famiglia, proposto anche dalla Costituzione italiana. Vorrei, inoltre, rilevare come il cristianesimo propone una speranza oltre la morte e un senso dell’amore che è raro trovare nella pur avanzata cultura odierna. Sono persuaso che senza questo amore e questa speranza, l’uomo non potrà mai dare senso pieno alla vita e al suo impegno nella storia.
Noi crediamo che il Vangelo e il messaggio cristiano siano una luce ed un fermento di civiltà.
È ispirati dal Vangelo che noi rinunciamo ad ogni forma di violenza e promuoviamo l’ecumenismo ed il dialogo interreligioso nella Città. Le nostre Parrocchie – preti, religiosi-e, laici – sono impegnate, con straordinaria generosità, in un’opera di rinnovamento della formazione. Mentre c’è chi abbandona l’adesione e la pratica cristiana, assistiamo al fatto che un certo numero di immigrati, anche di altre religioni, come pure di italiani, i quali chiedono il Battesimo e di far parte della Chiesa Cattolica. C’è all’opera una forza straordinaria che non è di questo mondo. Quello che chiediamo al Comune e alle Autorità è che non rendano difficile la pratica della nostra fede cristiana. Che non si avvalgano delle nostre opere inaridendo la sorgente. Lo dico particolarmente in riferimento alla Domenica. Io stesso e qualche mio collaboratore, una domenica abbiamo avuto difficoltà a compiere il nostro ministero perché bloccati da una manifestazione sportiva. Ma qui non si può eludere la domanda: Con che cosa riempire il vuoto di tante anime? Come eliminare la droga? Offrire solo panem et circenses non sazia la sete profonda che è nel cuore umano.
            Stiamo vivendo un momento difficile. I provvedimenti che il Governo intende varare per uscire dalla grave crisi economica impongono rinunce che, per alcuni, sono particolarmente dolorose.
Abbiamo bisogno di una ripresa economica ma penso che non si renda meno necessaria una ripresa spirituale e morale, uno scuoterci dal torpore mentale e della coscienza, dopo anni apparentemente floridi, ma forse di decadenza, di cui paghiamo le conseguenze.
      Abbiamo bisogno di verità, abbiamo bisogno di forza morale, abbiamo bisogno di fiducia e di speranza. Abbiamo bisogno di collaborare insieme.
            Questo lo imploriamo da Dio che, nella sua Provvidenza, non abbandona mai l’uomo ma viene continuamente – come in questo tempo di Avvento – a infonderci luce ed energia per liberarci dal male e spronarci nella via del bene.
            Con questi sentimenti di fiducia e di speranza vi ringrazio tutti e vi auguro Buon Natale di pace.